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Cos'è una parawing?

In sessant'anni, gli sport di scivolo sono passati dal rimorchio allo zaino. La parawing ne è l'attuale culmine: un'ala morbida, pilotata in mano da una piccola barra, erede sia del parapendio che del kitesurf. Una panoramica di una disciplina che non assomiglia a nessun'altra, sotto i suoi tre nomi (parawing, pocket wing, low kite) e attraverso i suoi molteplici usi.

Qu'est-ce qu'une parawing ?
    Bruno Sroka
    Publié le Mis à jour le
    21 min de lecture

    Una Parawing è un'ala di trazione flessibile, senza alcuna struttura gonfiabile, pilotata con una piccola barra collegata alla vela da linee di 1,3 a 1,8 metri. Il vento solo le dà forma. Serve per trainare un rider su una tavola a foil, poi si ripiega in pochi secondi in uno zaino.

    • Uso principale : downwind foil, freeride, risalita al vento poi surf dell'onda
    • Livello : saper già foilare, poi due o tre giorni di apprendimento
    • Peso e ingombro : meno di un chilo, entra in uno zaino, nessun gonfiaggio
    • Differenza chiave con la wing : nessun tubo gonfiabile, pilotaggio con barra e linee corte
    • Altri nomi : pocket wing, low kite

    Parawing, pocket wing o low kite: sotto questi tre nomi, un'ala stessa rivoluziona la glissa da alcuni anni. Compatta, leggera, dispiegabile a mano al termine di una piccola barra, entra in uno zaino e cambia radicalmente il rapporto con il materiale e la sessione. Da dove viene? Come funziona? Perché esplode ora e non vent'anni fa? E cosa apporta veramente, rispetto alla wing, al kite o al parapendio? Questo articolo propone un tour completo della disciplina: la sua origine, la sua meccanica, i suoi usi, e il posto che occupa nell'evoluzione lunga degli sport di glissa.

    La Parawing: una vela flessibile pilotata a mano

    La Parawing è un'ala di trazione flessibile, pilotata per mezzo di una piccola barra collegata alla vela da linee corte, e che serve principalmente a propellere un rider su una tavola equipaggiata con un foil.

    Concretamente, la Parawing si presenta come una piccola vela pieghevole, paragonabile a un parapendio in miniatura nella sua architettura. Non ha né albero, né tubo gonfiato sotto pressione, né struttura rigida: la sua forma è interamente mantenuta dalla pressione del vento che si incanala nell'ala (modelli monostrato) o nei suoi cassoni (modelli doppio strato). Ripiegata, entra in un mini zaino. Dispiegata, sviluppa alcuni metri quadrati di superficie, tipicamente 3 a 5 m² per una pratica in parawing foil.

    Parawing in sessione foil e gamma di vento

    A differenza di una wing classica, la Parawing non ha un bordo d'attacco gonfiabile né uno strut centrale, e non si tiene con maniglie fissate sulla vela: si pilota per mezzo di una piccola barra collegata all'ala da linee corte, dispositivo ereditato dal kite. A differenza di un kite, queste linee sono radicalmente accorciate: dell'ordine di 1,3 metri su una 3 m a 1,8 metri su una 5 m, contro 20 a 25 metri per un kite classico. Questa miniaturizzazione avvicina il pilotaggio del rider, comprime radicalmente la finestra di volo, e rende il dispiegamento quasi istantaneo. Infine, a differenza di un parapendio, non è concepita per portare il rider in altitudine: vola basso e serve esclusivamente per la propulsione.

    Per riassumere: una piccola vela soffiata dal vento, che si pilota al termine di una barra molto vicina a sé, e che trasmette la sua trazione al rider e alla sua tavola. Per un kitesurfista, è l'equivalente di un foil kite da cui si sarebbero eliminate le sue lunghe linee, la barra è sempre lì, ma accorciata e riportata vicino al corpo. Per un wingfoiler, è una vela di cui la rigidità sarebbe scomparsa a favore di un'ala leggera, pilotata a distanza, ma da una distanza minima.

    Parawing, wing o kite: la tabella comparativa

    Criterio Parawing Wing Kite
    Struttura Vela flessibile, monostrato o cassoni, gonfiata dal vento solo Tubo e strut gonfiati con pompa Tubo gonfiato o vela a cassoni
    Pilotaggio Piccola barra collegata da linee corte Maniglie o wishbone tenuti in mano Barra collegata da linee lunghe
    Lunghezza delle linee 1,3 a 1,8 m Nessuna linea 20 a 25 m
    Messa in opera Pochi secondi, nessuna pompa Gonfiaggio con pompa Gonfiaggio, poi sbrogliamento delle linee
    Ingombro ripiegato Uno zaino Borsa dedicata, più la pompa Borsa dedicata, barra e linee
    Uso principale Downwind foil, freeride, ritorno autonomo Wingfoil polivalente, onda, freestyle Kitesurf e kitefoil, forte potenza
    Ripiegamento in navigazione Sì, in pochi secondi No No

    Tre oggetti, tre logiche di pilotaggio. La Parawing è l'unica delle tre che si può ripiegare sull'acqua, in piena navigazione, per surffare l'onda a mani libere.

    Parawing, pocket wing, low kite: perché tre nomi?

    Tre nomi circolano nella comunità per designare questo stesso oggetto: parawing, pocket wing, low kite. Lungi dal contraddirsi, questi tre nomi illuminano ciascuno una sfaccettatura diversa della disciplina. Comprenderla significa anche comprendere come questa parola è arrivata.

    Parawing: l'eredità

    La parola parawing, contrazione di "paracadute" e "wing", appare negli anni Sessanta. Alla NASA, l'ingegnere Francis Rogallo e il pioniere Domina Jalbert lavorano allora su vele flessibili destinate inizialmente al rientro atmosferico. Questa filiazione spiega l'architettura: vela a cassoni, gonfiaggio dinamico dal vento, nessuna struttura rigida. Scegliere la parola parawing significa inscrivere la disciplina in una linea di inventori dell'aerostazione moderna, quella che ha dato origine al parapendio e ai kite a cassoni.

    Parawing NASA 1960, origine storica della disciplina

    Pocket wing: l'ergonomia

    Pocket wing è un nome più recente, apparso verso il 2020 nell'ecosistema wing-foil. Caratterizza l'oggetto per quello che cambia radicalmente la pratica: la sua compattezza. Dove una wing classica richiede una borsa dedicata, una seconda per il foil, e una terza per la tavola, la parawing entra ripiegata in uno zaino. Si ripone sotto un banco di barca, si trasporta in bicicletta, si imbarazza per una rando-foil. Scegliere la parola pocket wing significa nominare questa rivoluzione silenziosa: il materiale scompare dal vincolo della sessione.

    Low kite: il comportamento

    Low kite è utilizzato soprattutto dai praticanti provenienti dal kitesurf, attenti a ciò che distingue la parawing dal kite tradizionale. Stessi principi (vela flessibile, pilotaggio con barra e linee), ma radicalmente miniaturizzati: le linee passano da 20 a 25 metri a meno di 2 metri, la barra si restringe, e la finestra di volo si trova radicalmente compattata, ridotta ma sempre presente. La parawing rimane un oggetto di pilotaggio vicino, senza volo verso l'alta quota: si è in una relazione diretta e compatta con il vento. Scegliere la parola low kite significa nominare questo spostamento del paradigma: si abbandona l'alta quota e la trazione permanente per un volo vicino, modulabile, autonomo.

    Tre nomi, tre illuminazioni: l'eredità, l'ergonomia, il comportamento. Nessuno esaurisce l'oggetto, ciascuno ne rivela una verità. Nel seguito di questo articolo, useremo il termine parawing per uso corrente, ma l'oggetto descritto rimane lo stesso, qualunque sia il nome che gli si dà.

    Perché la parawing appare ora e non vent'anni fa?

    A prima vista, la parawing sembra essere un'idea ovvia. Una piccola ala flessibile ispirata al parapendio, pilotata con una barra come un kite, sufficientemente compatta da entrare in uno zaino. Eppure, se il concetto sembra semplice oggi, probabilmente non avrebbe potuto incontrare lo stesso successo vent'anni fa.

    La prima ragione è tecnologica. La parawing è intimamente legata allo sviluppo del foil moderno. Senza foil, un'ala così compatta avrebbe dovuto fornire molta più potenza per far avanzare una tavola sulla superficie dell'acqua. Il foil cambia completamente l'equazione: una volta decollato, riduce drasticamente la resistenza e permette di navigare con molta meno trazione. Quello che sarebbe stato insufficiente per una tavola classica diventa improvvisamente efficace.

    La seconda ragione è legata ai materiali. I tessuti moderni sono più leggeri, più resistenti e più stabili nel tempo rispetto all'inizio degli anni 2000. Questa evoluzione permette oggi di produrre vele compatte, performanti e sufficientemente robuste per essere piegate, spiegate e trasportate quotidianamente.

    La terza ragione è culturale. I praticanti ricercano sempre più la semplicità. Il successo del wingfoil, del SUP foil e del downwind testimonia questa evoluzione. I rider vogliono meno materiale, meno logistica, meno vincoli. La parawing risponde precisamente a questa attesa: un'ala leggera, rapidamente dispiegabile, che entra in un semplice zaino.

    Infine, la disciplina arriva in un momento in cui le comunità del kite, del parapendio, del foil e del wingfoil si incrociano più che in passato. Le idee circolano più velocemente, le innovazioni si diffondono rapidamente, e i praticanti sono pronti a sperimentare nuovi approcci. La parawing non è quindi un'invenzione sorta dal nulla: è il risultato logico di diverse evoluzioni tecniche, culturali e sportive che convergono oggi.

    Come funziona una parawing?

    Comprendere il funzionamento di una parawing significa cogliere tre meccanismi complementari: come l'ala prende forma, come la si pilota, e come trasmette la sua trazione al rider e alla sua tavola.

    Un'ala che si gonfia dal vento

    Tolta dal suo zaino, la parawing è una vela flessibile, piegata, senza forma propria. È il vento che le dà la sua struttura: presentata di fronte al vento, l'aria viene a gonfiare la vela e la mette in pressione. In pochi secondi, l'ala prende la sua forma aerodinamica e diventa pronta a volare. Tre architetture coesistono sul mercato: monostrato (pelle semplice, l'aria scolpisce direttamente la vela), ibrida (bordo d'attacco in doppio strato e caduta in semplice strato), e doppio strato (cassoni completi, alla maniera di un parapendio). Qualunque sia l'architettura, il principio rimane lo stesso: nessun gonfiaggio manuale, nessuna pompa, il vento fa tutto. È un'eredità diretta del parapendio e dei kite a cassoni.

    Parawing gonfiata dal vento, architetture monostrato e doppio strato

    Un pilotaggio con barra corta

    La parawing si tiene per mezzo di una piccola barra, identica nel suo principio a quella di un kite, ma radicalmente accorciata. La lunghezza delle linee varia secondo la taglia dell'ala: circa 1,3 metri su una 3 m, circa 1,8 metri su una 5 m. Scopri il nostro articolo "Come evitare gli aggrovigliamenti di linee in Parawing".

    Questa vicinanza cambia tutto. La barra si tiene con entrambe le mani, vicino al corpo, e permette due tipi di azioni. Da un lato, far ruotare l'ala nella finestra di volo, inclinando la barra verso l'alto o verso il basso. Questo gesto, proprio della parawing, differisce dal pilotaggio di un kite tradizionale dove il rider tira su un lato della barra. Dall'altro lato, regolare la potenza, giocando sulla posizione avanti e indietro della barra, il che permette di scaricare o bordare la vela.

    Sulle parawing equipaggiate con il PushBar System®, questo scarico-bordatura diventa attivo, dinamico e progressivo: il rider può ridurre la potenza della sua ala a richiesta, dove le prime parawing permettevano solo una regolazione molto limitata.

    La trazione sulla tavola

    La parawing non fa volare il rider: lo traina. Posato sulla sua tavola (il più delle volte equipaggiata con un foil di parawing), il praticante usa la trazione dell'ala per avanzare, prendere velocità, e far decollare il foil. La finestra di volo, compressa dalle linee corte, rimane sufficiente per permettere all'ala di viaggiare dal traverso al bolina, e fino a certe posizioni di vento in poppa. Come con una wing o un kite, si può risalire al vento, scendere al vento, e navigare in tutte le andature. Per andare oltre sull'ottimizzazione della vostra bolina, leggete il nostro articolo dedicato: risalire al vento in parawing.

    Risalita al vento in parawing foil

    Una volta terminata la sessione, il rider recupera le linee anteriori risalendo fino alla vela: questa manovra taglia la potenza dell'ala, che ricade. L'insieme si ripiega allora in pochi secondi nel suo zaino. Nessun risciacquo di albero, nessun ripiegamento di linee lunghe: la parawing rimane compatibile con una pratica nomade.

    Perché la parawing arriva ora: ibridazione e semplificazione

    Il sociologo Christian Pociello, che ha teorizzato la cultura della glissa negli anni Novanta, osservava due regolarità nell'evoluzione di queste discipline: nascono sempre per ibridazione di pratiche anteriori, e evolvono sempre verso più semplicità, che siano materiali, tecniche o di apprendimento.

    Christian Pociello, sociologo della glissa Questa genealogia si verifica facilmente. Anni Sessanta: surf e barca a vela danno origine alla tavola a vela. Anni Settanta e Ottanta: surf e sci generano lo snowboard. Anni Novanta e 2000: aquilone e surf producono il kitesurf. Anni 2010 e 2020: windsurf, foil e ala a mano danno il wingfoil. E oggi: parapendio, foil kite e wingfoil convergono nella parawing.

    Ogni sport è l'addizione di due o tre pratiche che non si parlavano. La parawing non sfugge alla regola. Eredita da due lignaggi distinti che si incontrano per la prima volta su questo modo d'uso. Il primo lignaggio è la vela flessibile, eredità del parapendio e del foil kite: monostrato, ibrida o cassoni, gonfiaggio dinamico, nessuna struttura rigida. Il secondo lignaggio è il pilotaggio con barra e linee corte, eredità del kite ma radicalmente miniaturizzato: linee di meno di 2 metri contro 20 a 25 metri, una finestra di volo radicalmente compattata, una vicinanza totale del rider.

    Questa logica di ibridazione si accompagna a una traiettoria di semplificazione non meno costante.

    Il materiale si restringe. La tavola a vela imponeva un gréement completo, un albero, una vela e una tavola ingombrante. Il kitesurf ha ridotto l'ingombro ma aggiunto linee, barra e borsa voluminosa. Il wingfoil entra in un'ala, una tavola e un foil. La parawing entra in uno zaino. In sessant'anni, si è passati dal rimorchio allo zaino.

    L'apprendimento si accorcia anche. Si imparava la tavola a vela per diverse settimane. Si impara il wingfoil in tre a cinque giorni, la parawing in due o tre giorni. La barriera all'ingresso crolla.

    Questa doppia semplificazione non è un incidente commerciale: è la traiettoria di fondo della glissa da sessant'anni. Per sapere se questa disciplina corrisponde alle vostre aspettative, consultate la nostra guida: parawing o wingfoil: quale sport per quale profilo?

    Un'ala, diversi terreni

    Una delle particolarità più sorprendenti della parawing risiede nella sua polivalenza d'uso. Dove la maggior parte degli attrezzi di glissa sono concepiti per un solo ambiente (l'acqua per il wingfoil, la neve per lo snowboard, l'asfalto per lo skate), la parawing trascende questi confini. Un'ala sola, diversi terreni.

    Sull'acqua, la parawing trova naturalmente il suo posto con il foil: associata a una tavola a foil, permette il wingfoil versione ultra-portatile, ma anche il downwind in SUP foil con un'opzione di ritorno autonomo. Si invita anche sugli attrezzi tradizionali di glissa d'altura: SUP di downwind, kayak di mare, piroga, va'a polinesiano, surfski. In tutte queste pratiche, la parawing apporta un complemento di propulsione che cambia la portata della sessione e l'autonomia del praticante. Non sostituisce la pagaia o la vela, vi si aggiunge quando il vento lo permette.

    Su terra, la parawing si adatta a tutti i supporti rotolanti: mountainboard sulla spiaggia di sabbia compatta, longboard sui parcheggi deserti, skate nelle zone piatte, persino monopattino adattato. Apre la pratica degli sport di trazione terrestre a un pubblico che non ha né lo spazio né il materiale per un kite classico, né il terreno per un carro a vela. Lo zaino sostituisce il rimorchio, ogni sessione è una nuova sorpresa.

    Parawing in mountainboard, trazione terrestre

    Su neve infine, la parawing si unisce alla famiglia degli sport di glissa invernale: snowkite, parawing-sci, parawing-snowboard. Sui plateau innevati, sui laghi ghiacciati, o nelle zone fuori pista adatte, la parawing offre la stessa leggerezza e la stessa rapidità di dispiegamento che sull'acqua. Un'ala sola attraversa le stagioni.

    Parawing su neve, pratica dello snowkite

    Questa polivalenza non si limita alle pratiche sportive. La stessa qualità di leggerezza, compattezza e dispiegamento rapido apre alla parawing un campo d'uso ancora più ampio e inaspettato: quello della sicurezza marittima.

    Verso uno standard di sicurezza marittima?

    Nessun attrezzo di trazione nautico ha mai combinato leggerezza, ingombro minimo e dispiegamento rapido come la parawing. Questa particolarità apre un terreno d'uso inedito, situato fuori dal campo della glissa pura: quello della sicurezza marittima.

    Una parawing eredita l'architettura del parapendio: vela a cassoni (o monostrato, o ibrida), gonfiata dal vento stesso. Dove una wing o un kite si basano su tubi gonfiati sotto pressione, quindi forabili, la parawing non ha alcuna struttura pressurizzata. Nessun tubo, nessun bordo d'attacco sotto tensione, nessuna foratura possibile nel senso classico del termine.

    A ciò si aggiunge una differenza di natura con l'equipaggiamento di sicurezza nautico esistente. Tutti i dispositivi attuali (VHF, EPIRB, PLB, razzi, AIS personale) servono a segnalare un'emergenza e a chiamare i soccorsi. La parawing è il primo equipaggiamento leggero che restituisce al rider la sua autonomia di ritorno. È una differenza di natura, non di grado: non si segnala, si rientra.

    Il primo scenario è quello del wingfoil in crociera. Quando si ormeggia a vela sottovento di un'isola, come la pratica lo impone, si naviga meccanicamente sottovento dall'ormeggio. In caso di incidente (foratura della wing, perdita di materiale), la deriva allontana dalla barca e dalla costa. Una parawing nello zaino trasforma la situazione: ritorno autonomo, visibilità aumentata, rotta mantenuta.

    Il secondo scenario è quello del downwind a pagaia. SUP, kayak, piroga, va'a, surfski: tutti questi attrezzi di glissa d'altura allontanano rapidamente il loro praticante dalla costa. In caso di stanchezza, di cambio di condizioni, o di materiale difettoso, la parawing offre un mezzo di ritorno senza chiamata ai soccorsi.

    Parawing FYNIX SROKA ripiegata, uso di sicurezza marittima

    Al di là della glissa, l'uso può estendersi alla navigazione da diporto tradizionale. Tender in panne di fuoribordo, piccolo veliero in avaria, navigazione costiera in zone remote: la parawing ridiventa quello che è fondamentalmente, un attrezzo di trazione leggero e rapidamente dispiegabile. Man mano che si democratizza (peso, prezzo, semplicità di dispiegamento, PushBar System®), la sua integrazione alle pratiche nautiche al di là della glissa diventa una questione di tempo.

    Le generazioni tecnologiche della parawing: verso una nuova tappa

    La storia degli sport di glissa mostra che le innovazioni maggiori raramente appaiono tutto d'un colpo. Si costruiscono per generazioni successive, ogni tappa cercando di risolvere i limiti della precedente.

    La prima generazione di parawing ha dimostrato la fattibilità del concetto. L'obiettivo principale era proporre un'ala estremamente leggera, compatta e semplice da trasportare. Queste prime vele hanno aperto la strada a una nuova pratica del foil e del downwind, ma la loro gamma di vento rimaneva limitata dall'assenza di un vero controllo dinamico della potenza.

    La seconda generazione ha concentrato i suoi sforzi sull'ottimizzazione aerodinamica. I profili si sono affinati, i comportamenti in volo si sono migliorati, e i produttori hanno cercato di aumentare la stabilità così come le prestazioni al bolina e al portante.

    Una terza generazione sembra oggi emergere. Il suo obiettivo non è più solo migliorare il profilo dell'ala, ma agire direttamente sul controllo della potenza disponibile durante la navigazione. L'obiettivo diventa allora allargare la gamma di vento utilizzabile, ridurre il numero di ali necessarie e aumentare il livello di controllo del rider.

    Questa evoluzione s'inscrive in una logica già osservata in altre discipline di glissa: dopo la fase di scoperta poi la fase di ottimizzazione, viene la fase del controllo attivo. In questa prospettiva, i sistemi che permettono di modulare più efficacemente la potenza dell'ala potrebbero costituire una delle prossime tappe importanti dello sviluppo della parawing.

    La storia dirà quali tecnologie s'imporranno durevolmente. Ma una cosa sembra certa: la disciplina probabilmente non è che all'inizio della sua evoluzione.

    Dal prototipo allo scarico-bordatura attivo: la prossima tappa strutturale

    L'evoluzione della glissa verso la semplicità non si ferma all'emergenza di un nuovo sport. Si prolunga all'interno di ogni disciplina, generazione dopo generazione di materiale.

    Le prime parawing presentavano un vincolo strutturale chiaro: impossibile scaricare la vela. L'ala sviluppava una potenza data dal vento, il rider la subiva. Cambiare le condizioni supponeva spesso di cambiare taglia d'ala.

    La seconda generazione ha parzialmente risposto ottimizzando i profili aerodinamici. Ma l'ottimizzazione del profilo ha i suoi limiti: migliora il comportamento in una gamma data, non l'allarga strutturalmente.

    La terza tappa logica è lo scarico-bordatura attivo: la capacità per il rider di modulare la potenza della sua ala a richiesta, in tempo reale, senza cambiare taglia. È esattamente la logica di semplificazione descritta da Pociello: meno materiale, più condizioni coperte. Diversi produttori esplorano oggi questa strada. È in particolare l'approccio del PushBar System® sviluppato da SROKA, integrato di serie sulla FYNIX.

    La storia dirà quali tecnologie s'imporranno durevolmente. Ma la direzione è chiara: dopo la compattezza, dopo l'ottimizzazione aerodinamica, il controllo attivo della potenza è probabilmente la prossima frontiera della parawing.

    Pronto a fare il passo? Scopri la nostra guida completa per scegliere la taglia della tua parawing.

    Domande frequenti sulla parawing

    Cos'è esattamente una parawing?

    La parawing è un'ala di trazione flessibile, pilotata per mezzo di una piccola barra collegata alla vela da linee corte, dell'ordine di 1,3 a 1,8 metri secondo la taglia dell'ala. Eredita l'architettura del parapendio (vela flessibile senza struttura rigida) e il pilotaggio del kite (barra e linee), ma radicalmente miniaturizzato. Ripiegata, entra in uno zaino. Serve principalmente a propellere un rider su una tavola a foil.

    Qual è la differenza tra parawing, pocket wing e low kite?

    Parawing, pocket wing e low kite designano lo stesso oggetto, visto sotto tre angoli diversi. Parawing rimanda all'eredità storica dell'ala (la NASA, il parapendio, la vela a cassoni). Pocket wing mette in primo piano la sua ergonomia radicale (entra in uno zaino). Low kite descrive il suo comportamento di volo (barra corta, linee corte, finestra di volo compattata). Tre nomi, una stessa disciplina.

    Come funziona una parawing?

    Una parawing funziona in tre tempi. Prima, presentata di fronte al vento, la vela si gonfia dinamicamente (senza pompa) dalla pressione dell'aria nei suoi cassoni o nel suo volume interno. Poi, il rider pilota l'ala con una piccola barra collegata alla vela da linee corte, inclinando la barra per farla ruotare e giocando sulla sua posizione per regolare la potenza. Infine, la trazione ottenuta propelle il rider sulla sua tavola.

    Qual è la differenza tra una parawing e una wing classica?

    Una wing classica ha una struttura gonfiata sotto pressione (bordo d'attacco in tubo e strut centrale) e si tiene direttamente con maniglie fissate sulla vela. Una parawing non ha alcuna struttura rigida né tubo, usa una vela flessibile alla maniera di un parapendio, e si pilota via una piccola barra collegata all'ala da linee corte. Risultato: più leggera, più compatta, strutturalmente più semplice. Per un confronto dettagliato, leggete il nostro comparativo: parawing vs wingfoil.

    Qual è la differenza tra una parawing e un kite?

    Una parawing usa lo stesso principio di un kite (vela flessibile, pilotaggio con barra e linee), ma radicalmente miniaturizzato. Le linee misurano meno di 2 metri, contro 20 a 25 metri per un kite classico. La barra si restringe. La finestra di volo si trova radicalmente compattata. Il pilotaggio diventa vicino, senza volo verso l'alta quota. La parawing è quindi, fondamentalmente, un kite a linee corte.

    Da dove viene la parawing? Qual è la sua origine storica?

    La parola parawing è una contrazione di "paracadute" e "wing". Appare negli anni Sessanta alla NASA, dove l'ingegnere Francis Rogallo e il pioniere Domina Jalbert lavorano su vele flessibili destinate al rientro atmosferico. La disciplina contemporanea, applicata alla glissa foil e adottata su larga scala, emerge all'inizio degli anni 2020, frutto dell'ibridazione tra la cultura parapendio e la cultura wingfoil/kitesurf.

    Quale gamma di vento per una parawing?

    La gamma di vento non è una proprietà della sola ala: è determinata dalla portanza dell'insieme, cioè la taglia della vela, ma anche il foil e la tavola. Una 5 m equipaggiata con il PushBar System® copre 10 a 25 nodi adattando la taglia del foil e della tavola, sia 15 nodi di ampiezza su una sola vela, dove una parawing standard rimane su una gamma utile molto più stretta. Ricordate il principio: per allargare la vostra gamma di vento, è la coppia foil-tavola che dovete adattare. Articolo completo: gamma di vento in parawing.

    Quanto tempo ci vuole per imparare la parawing?

    L'apprendimento di una parawing richiede generalmente due o tre giorni, a condizione di avere già una pratica della glissa (wingfoil, kitesurf, paddle). Rispetto agli altri sport di glissa ibridi, è una delle discipline più rapide da acquisire: la tavola a vela richiedeva diverse settimane, il wingfoil tre a cinque giorni. Questa curva di apprendimento breve è una delle ragioni dell'adozione rapida della parawing dal 2020. Per sapere quale sia il miglior profilo per iniziare, consultate la nostra guida: parawing o wingfoil: quale sport per quale profilo?

    Cos'è il PushBar System®?

    Il PushBar System® (PBS) è una tecnologia sviluppata da SROKA. "PushBar System®" è un marchio registrato di SROKA, e l'innovazione associata è oggetto di una domanda di brevetto depositata presso l'INPI (brevetto in corso). Introduce per la prima volta su una parawing un meccanismo di scarico-bordatura attivo, dinamico e progressivo: le linee scorrono all'interno della barra in carbonio di 32 cm e il rider può ridurre la potenza della sua ala a richiesta, mantenendo il controllo della sua propulsione in ogni momento. Effetto concreto: la gamma di vento utilizzabile per taglia è moltiplicata per 2,5 rispetto a una parawing standard, a condizione di adattare la taglia del foil e della tavola. Il PBS equipaggia la pocket wing FYNIX SROKA.

    Si può usare una parawing per altro che il foil?

    Sì. La parawing si usa su molti supporti: SUP, kayak, piroga, va'a, surfski sull'acqua, mountainboard, longboard, skate su terra, e snowkite o parawing-sci su neve. La sua compattezza (uno zaino) e il suo dispiegamento rapido aprono persino un uso di sicurezza marittima: crociera, diporto, navigazione costiera, dove può servire da attrezzo di trazione d'appoint in caso di incidente. Un'ala sola, diversi terreni e diversi usi. Scopri tutti i nostri modelli disponibili sulla nostra pagina Ali di Parawing.

    Sull'autore

    Ritratto di Bruno Sroka, fondatore di SROKA Company

    Bruno Sroka. Triplo campione del mondo di kitesurf e kitefoil, prima traversata in kitesurf del Capo Horn (2008), record della traversata della Manica (2012), primo collegamento Francia-Irlanda in kitesurf su 444 chilometri (2013). Antico insegnante di educazione fisica, ambasciatore Peace and Sport e Green Cross Foundation. Fondatore di SROKA Company, marchio bretone di equipaggiamento di glissa (foil, wingfoil, SUP, parawing) e progettista del PushBar System®.

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